L’etimologia del nome “cronografo” racchiude in sé la risposta alla prima grande domanda che vogliamo affrontare oggi: che cos’è un cronografo? Il nome deriva infatti dalla combinazione di due termini del greco antico – khrónos ‘tempo’ e del tema di gráphō ‘scrivo’ – e sta ad indicare un oggetto che, letteralmente, “scrive il tempo”.
Dire però che un cronografo “calcola il tempo” è un po’ riduttivo. In effetti, non è forse la stessa identica funzione di un orologio? Dubbio lecito. La differenza sta nel fatto che un cronografo tiene traccia del tempo che intercorre in un dato intervallo, il cui principio e termine vengono stabiliti manualmente. Può, inoltre, misurare anche lo spazio e la velocità.
Vediamo come, chiarendo innanzitutto di cosa si compone un orologio con questa complicazione.
Com’è fatto un cronografo?
Al giorno d’oggi esistono numerose varianti di questo tipo di complicazione, che nel corso degli anni è stata perfezionata, ampliata, rivisitata. Parliamo adesso della sua struttura classica, per cominciare a familiarizzare e vederci un po’ più chiaro prima di addentrarci in argomenti più complessi.
I tasti di funzionamento: un cronografo si compone di due tasti sul lato destro della cassa, uno posizionato a ore 2 e uno a ore 4. Questi due tasti sono, rispettivamente, l’avvio e interruzione del cronografo e il reset dello stesso. In alcuni casi – che vedremo più avanti – i tasti possono essere anche di più.
Lancette e quadranti ausiliari: una delle caratteristiche di un cronografo sono i quadranti ausiliari – detti anche totalizzatori o contatori -, il cui numero varia a seconda della complessità del cronografo in questione.
Questi contatori possono misurare il tempo in un intervallo che arriva fino a 12 ore. Si trovano di solito alle ore 3, 6 e 9. La lancetta delegata a cronografare è solitamente quella dei secondi sul quadrante principale, motivo per il quale la sua funzione originale è gestita nei cronografi dalla lancetta in uno dei contatori, sempre in movimento e indipendente dalla funzione di cronografo.
Scala tachimetrica: alcuni cronografi riportano sulla ghiera una scala di valori numerici che serve a calcolare la velocità di un corpo in movimento. La scala solitamente è settata per calcolare la velocità su una distanza massima di un chilometro, ma ne esistono anche altre – più rare – con misurazioni più ampie.
Scala telemetrica: una scala che permette di misurare la distanza spaziale tra un fenomeno e il punto da cui viene misurato. Un esempio concreto è il calcolo della distanza di un tuono rispetto a noi.
Scala pulsometrica: utilizzata per consentire ai medici di calcolare i battiti cardiaci di un paziente. È calibrata solitamente tra i 15 e i 30 battiti.
Scala asmometrica: più rara – perché meno precisa e utilizzata -, anche l’obiettivo di questa scala ha origini mediche, e serve infatti a misurare la quantità di respiri che un paziente effettua in un minuto.
Adesso cha abbiamo una panoramica di com’è fatto, passiamo quindi a vedere come queste componenti possono essere utilizzate.
Come funziona il cronografo dell’orologio? Le varie funzioni
L’incredibile fascino funzionale del cronografo sta nel fatto che riesca, con un singolo meccanismo, a dare misurazioni differenti semplicemente cambiando la lettura dei dati. Analizziamo qui di seguito le funzioni principali e più comuni.
Misurazione del tempo da un momento A a un momento B
La funzione più semplice, quella che noi tutti conosciamo anche da neofiti. Diciamo di voler vedere quanto tempo riusciamo a trattenere il respiro. Un cronografo può correre in nostro aiuto con estrema facilità.
Come fare? Premiamo il tasto a ore 2 – quello di avvio della misurazione – nel momento in cui smettiamo di respirare; la lancetta dei secondi sul quadrante grande correrà a segnare il tempo della nostra prova.
Quando non ce la facciamo più, premiamo nuovamente il tasto a ore 2 per interrompere la misurazione. La lancetta si fermerà nel punto preciso in cui era arrivata. Se la troviamo ferma a ore 9, per esempio, significa che abbiamo trattenuto il fiato per 45 secondi. Se la misurazione supera il minuto, invece, vedremo che questo sarà segnato su uno dei contatori più piccoli (se il cronografo di cui disponiamo ne è provvisto).
Misurazione della velocità di un corpo che si muove da un punto A ad un punto B
Per questa funzione ci viene in aiuto la scala tachimetrica, di cui abbiamo parlato poco prima. Mettiamo il caso che vogliamo misurare la velocità di un’automobile di formula uno che percorre un chilometro.
Facciamo partire il cronografo – premendo sempre il tasto a ore 2 – nel momento in cui la macchina stacca dal punto di partenza e fermiamolo nel momento in cui arriva al traguardo.
Il punto in cui troveremo la lancetta dei secondi indicherà anche un numero sulla scala tachimetrica. Quel numero corrisponde ai chilometri orari a cui andava l’automobile nella sua corsa.
Tra i migliori modelli capaci di effettuare questa misurazione c’è il citizen cronografo eco drive, che dispone di addirittura quattro contatori.
Misurazione della distanza di un fenomeno rispetto all’osservatore
Questo tipo di misurazione viene effettuata in modo più “matematico”, anche se non è affatto complicata. Poniamo di trovarci in una giornata grigia, di quelle che cercano di rovinarti l’umore. Abbiamo organizzato un picnic con amici, ma vediamo un lampo in lontananza e cominciamo a preoccuparci che possa saltare tutto. Decidiamo quindi di capire a che distanza si trovi da noi il temporale. Come fare?
Premiamo il tasto a ore 2 per avviare il cronografo nel momento in cui vediamo il lampo, per poi ripremerlo nel momento in cui sentiamo il rombo di tuono che segue. La lancetta indicherà un totale di secondi, che dovemo poi moltiplicare per 330. Perché proprio per questo numero? Perché 330 sono i metri che il suono percorre in un secondo e, moltiplicarli per i secondi da noi calcolati, ci permette di capire quanti metri ha fatto prima di arrivare a noi.
Poniamo quindi che tra il lampo e il tuono siano trascorsi 5 secondi: moltiplicandoli per 330 avremo un risultato di 1650, che corrispondono a poco più di un chilometro e mezzo. Questo significa che il temporale dista da noi, più o meno, quella distanza.
Tipologie di cronografo
La variante “classica” funziona come abbiamo appena descritto: avvio e interruzione della misurazione con un unico tasto e reset poi del conteggio attraverso il tasto alle ore 4 Questa tipologia implica la misurazione di un unico evento per volta, dato che il conteggio si basa su un’unica lancetta. Vediamone però altre.
Cronografo rattrappante
Chiamato anche “sdoppiante”, questo tipo di cronografo permette di misurare i tempi di due fenomeni in contemporanea e l’intervallo di tempo che intercorre tra le due misurazioni. Per permettere una così sostanziale differenza funzionale, questa tipologia è dotata di due lancette di misurazione e un ulteriore tasto a ore 10. Ma a che serve?
Poniamo di essere i giudici di una gara di atletica. Due concorrenti in gioco, entrambi sulla riga di partenza. Nel momento in cui partono, premiamo il tasto a ore 2 e avviamo la misurazione di entrambe le lancette. Uno dei due atleti è molto più veloce dell’altro, e arriva al traguardo con netto anticipo rispetto al secondo. Nel momento in cui taglia il traguardo, premiamo il tasto alle ore 10 e fermiamo la prima lancetta. La seconda, invece, continuerà a correre. Quando anche il secondo atleta sarà arrivato al traguardo, premiamo il tasto a ore 2 per far fermare anche la seconda lancetta.
Avremo quindi la prima, ferma ad un dato punto, che segnerà quanto ha impiegato il primo atleta a terminare la gara. La seconda, ferma in un punto diverso, che indicherà quanto ha impiegato invece il secondo.
Il termine “rattrappante” deriva dal verbo francese “rattraper”, che significa “raggiungere”. Il riferimento è chiaramente al movimento delle due lancette, che cercano di raggiungersi a vicenda, proprio come i due atleti che abbiamo usato come esempio.
Da un punto di vista meccanico, questa tipologia richiede una raffinatezza eccellente, assai più complessa del funzionamento classico di un cronografo.
Cronografo flyback
Letteralmente “vola indietro”, questa tipologia differisce dalla classica per la sua funzione di far ripartire il conteggio senza dover ricorrere al tasto alle ore 4 – quello del reset.
Con il flyback possiamo infatti premere il tasto a ore quattro per riportare la misurazione direttamente a zero. Nel momento in cui rilasciamo il tasto, la lancetta riprende a correre, permettendoci di risparmiare del tempo prezioso.
Questa variante del cronografo è stata inventata negli anni ’30 per permettere agli aviatori di misurare alcune rilevazioni in maniera più immediata rispetto al normale cronografo.
Cronografo monopulsante
Anche qui, il nome parla da solo. Si tratta di un cronografo in cui le funzioni di avvio, reset e arresto risiedono in un unico pulsante.
Breve cronistoria del cronografo: il tempo del segnatempo
1816: si ha traccia di quello che sembra il primo cronografo esistente, inventato da Louis Moinet in un orologio da tasca, capace di misurare il tempo in sessantesimi di secondo.
1822: Mathieu Rieussec brevetta uno strumento che “scrive” il tempo lasciando cadere una goccia di inchiostro sul quadrante, all’inizio e alla fine di ogni misurazione. È in quest’anno che viene coniato il termine “cronografo”, riferito proprio ad uno strumento che si occupa di “scrivere” il tempo.
1844: viene inventato il meccanismo che dà allo strumento la funzione su cui si fonda tutt’oggi, ovvero quella di partire, arrestarsi e poi resettarsi. Si chiama “camma a forma di cuore” e viene inventata da Adolphe Nicole.
1910: vengono realizzati i primi calibri di cronografi dalle dimensioni ridotte, progettati per poter essere indossati anche al polso.
1933: viene brevettato il primo cronografo a due pulsanti da Breitling.
1936: nasce il cronografo flyback, per opera di Longines.
1937: il mondo conosce il primo cronografo impermeabile, il Gallet MultiChron 30 ‘Clamshell’. Questo modello è il frutto di un perfezionamento di Gallet ad un design impermeabile già precedentemente inventato da Schmitz Frères & Cie. Il marchio ha prodotto questo modello fino al 1951.
I più rinomati marchi e modelli di orologi cronografo uomo
Cronografo Seiko
Il marchio giapponese ha un importante ruolo nello sviluppo di questa complicazione. Già realizzata negli anni ’40, è nel 1969 che Seiko dona al mondo una sua innovazione assoluta: il calibro 6139 del brand nipponico è il primo modello di cronografo automatico con ruota su colonne a innesto verticale.
Un orologio Seikocronografo particolarmente interessante è il Seiko Prospex, edizione limitata per il 140esimo anniversario di fondazione della maison.
Bulova cronografo automatico
Bulova ha in passato realizzato svariati modelli meccanici ma oggi produce sostanzialmente cronografi al quarzo ad alta frequenza. Tra i modelli più interessanti di questo marchio ci sono sicuramente il Bulova Marine Star cronografo e il più recente Bulova Lunar Pilot Chronograph.
Tratto caratteristico di questi modelli è la loro capacità di integrare alla perfezione la funzionalità della complicazione con un design evocativo di modelli storici come nel caso del Lunar Pilot, in particolare.
E’ una complicazione che consente la misurazione di intervalli di tempo ed è disponibile su ogni tipologia di orologio: meccanico, al quarzo, digitale.
Complicazione
Si indica l’aggiunta di una qualsiasi complicazione meccanica ad un movimento in grado di indicare semplicemente l’ora. Tra le complicazioni più importanti dell’orologeria ricordiamo ad esempio il tourbillon inventato da Breguet nel 1795, il calendario perpetuo oppure…
Rattrappante
Detto anche “Sdoppiante”, consente di misurare due eventi simultaneamente. In un doppio cronografo, le lancette cronografiche sono due, ed un terzo pulsante consente di fermare una delle due per misurare contemporaneamente…
Calibro
E’ un termine alternativo a quello di movimento meccanico. E’ di norma associato al nome del produttore (interno o esterno al marchio) seguito da un codice identificativo (ad esempio: ETA 2824).
Frequenza
E’ il numero delle oscillazioni dell’organo regolatore. È espressa in rapporto all’ora, negli orologi meccanici, e al secondo in quelli al quarzo.