Mido Multifort Patrimony Chronograph, la recensione
Giovanni Di Biase16 Dicembre 2021
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Siamo così abituati a pensare agli orologi subacquei del marchio Mido da dimenticare le radici, le invenzioni e l’esperienza maturate prima che le immersioni diventassero una priorità dell’industria. La gamma dei Multichrono e dei Multi–centerChrono ha spesso anticipato i tempi, offrendo prestazioni fuori dal comune e consentendo una serie di misurazioni che oggi releghiamo ai “wearable tech”. Sebbene l’interpretazione del Mido MultifortPatrimony Chronograph contenga i cromosomi del modello di riferimento, il Multifort Multichrono del 1937, la nuova collezione Mido Multifort Patrimony Chronograph riprende gli ingredienti, soprattutto estetici, di quell’epoca d’oro, per creare un cronografo due contatori con pulsanti a pompa moderno.
Se l’originale era rivoluzionario – ed ancor più lo era il Multi–centerChrono, primo cronografo ad adottare tutti i contatori al centro – la più recente edizione ne riprende alcune funzionalità, come la scala tachimetrica sul rehaut interno (non la telemetrica). Inoltre, sarebbe stato impensabile alla fine degli anni ’30 vedere in circolazione una cassa da 42 millimetri come quest’ultima che pecca di taglia eccessiva per un cronografo che sotto i 40 millimetri avrebbe guadagnato una stella in più, proprio per il legame spirituale con quella generazione di cronografi. Credo sia anche ciò che si aspetta il potenziale cliente che ha intenzione di aggiungere un rappresentante moderno ad una collezione vintage.
Lo spessore di 15,2 millimetri, esaltato dal corposo vetro zaffiro glassbox, conferma la volontà di ricercare un aspetto complessivamente contemporaneo, in forma e sostanza. Inoltre, consideriamo anche che la totale assenza o quasi di lunetta rende il quadrante estremamente ampio e leggibile, con i due grandi contatori, dalla finitura a chiocciola, di grande impatto.
Piacevole la scala rossa dei secondi; rompe uno schema altrimenti troppo classico, ed a due toni, almeno nella versione in acciaio che vedete, l’unica senza il trattamento PVD ed a mio avviso la più neutra e piacevole. Il vetro glassbox, pur aumentando virtualmente lo spessore, contribuisce a dare quel accenno di gusto vintage tipico dei vetri plastica.
Di quell’epoca dell’orologeria, il Mido Multifort Patrimony Chronograph ha conservato il profumo ma nulla più e si percepisce da ogni angolazione. A proposito di angolazioni, sul fondo a vista si vede il movimento, automatico che testimonia, in variante cronografo, il buon lavoro che Mido ha fatto sui calibri solo tempo. L’orologio monta il calibro 60, versione potenziata e complessivamente migliorata di un calibro Valjoux, oggi codificato come ETA A05.H31, robusto 4 Hertz con rotore personalizzato a Côtes de Genève verticali e logo Mido. E’ il classico motore affidabile, dai bassi costi di manutenzione, coerente con il posizionamento del marchio, che ha lavorato per dare qualche tocco estetico in più come le viti azzurrate. E’ racchiuso in una cassa impermeabile fino a 50 metri, valore più che sufficiente per un cronografo classico.
Accoppiata al cinturino in pelle, Mido ha scelto una tradizionale seppur moderna, nel disegno, fibbia ad ardiglione e non smetterò mai di lodarlo per aver dribblato la tentazione di una deployante tanto aliena su un orologio del genere quanto generalmente scomoda, in fase di regolazione come di chiusura.
Il Mido Multifort Patrimony Chronograph costa 1850 Euro. Non è certamente un primo prezzo per il marchio, che fa strage di cuori tra i solo tempo classici e sportivi, ma l’architettura con cronografo, le specifiche, il design piacevole lo pongono in una sfera di apprezzabile competitività. L’unica pecca, se così la possiamo definire, resta la taglia; seppur proporzionato, sono convinto che una dimensione a soglia 40 millimetri possa moltiplicare l’audience potenziale e non capisco perché non abbiano intrapreso dall’inizio questa strada.