Nel linguaggio di Grand Seiko, ogni linea, texture, materiale segue regole ferree, dettate da una filosofia maniacale, che non lascia spazio a libera interpretazione. Ogni nuovo modello, ed ogni nuova collezione di conseguenza, risponde pertanto a canoni precisi e riferibili (la Grammatica del Design). Tutti i marchi di orologi hanno i loro assiomi, soprattutto nell’alto di gamma, ma il modo in cui vengono declinati in un Grand Seiko raggiunge un livello di esecuzione che ha dell’ossessivo. E’ la ragione per cui, a distanza di schermo, quello di un pc o di uno smartphone, non si apprezzano immediatamente gli elementi di unicità della marca; un Grand Seiko si apprezza con la lente magnificatrice.
Grand Seiko Elegance
La più recente collezione Elegance, in particolare quella codificata come SBGY nelle varianti con movimento Spring Drive, estremizza questa formula; esprime una sorta di “complicata purezza” (o “bellezza essenziale” come la definisce un marchio sportivo di auto italiano per le sue auto), che appare scontata al primo sguardo ma offre dettagli meticolosi appena l’occhio cerca l’elemento infinitesimo. Ha rappresentato inoltre la prima vera novità del marchio che, raggiunta la piena indipendenza dal punto di vista societario, lavora al consolidamento di presenza ed immagine sul mercato europeo partendo, ovviamente, dal prodotto. Se la leggendaria ed apprezzata cassa 44GS ha per me un aspetto “deja vu” (che il bracciale a tre maglie tende ad esaltare), Grand Seiko Elegance ha viceversa espresso un concetto inedito per marchio e segmento, pur ammettendo che le collezioni classiche rappresentano storicamente una fetta ridotta del fatturato.
Finora i Grand Seiko Elegance si sono espressi al meglio in configurazione SBGK005 (quadrante Mount Iwate) ed SBGK007 (in sostanza lo stesso orologio ma in abito da sera). Tra i plus dei nuovi SBGY va annoverato un primato non trascurabile: hanno introdotto una nuova famiglia di calibri Spring Drive a carica manuale. Una scelta che conferma quanto il progetto sia partito da un foglio bianco. I modelli con calibroSpring Drive sono i più interessanti perché completano l’unicità della narrazione di marca: in questa variante, i Grand Seiko Elegance SBGY incarnano al meglio la filosofia della marca offrendo ad un appassionato una credibile e robusta alternativa ai blasonati classici Swiss Made, e caratteristiche tecniche e finiture pensate per convincere l’appassionato più esigente e pignolo.
Grand Seiko SBGY007 e SBGY003
I due Grand Seiko Elegance SBGY che vedete in foto appartengono ad un amico e grande esperto di Grand Seiko. Comprava orologi del marchio, durante le sue trasferte di lavoro in Giappone, quando il marchio era noto, alle nostre latitudini, a pochi ed esclusivamente ad esperti di settore e maniaci di cultura del Sol Levante. Grand Seiko richiede un livello di competenza di settore superiore alla media ed un approccio rivolto interamente al prodotto. Il marchio non si affida ad ambassador o ad eventi collegati, ma la qualità offerta dagli orologi è lo sponsor naturale. E’ tipico della cultura giapponese ma è forse anche il suo più grande limite, perché il giusto ambasciatore attiva un processo di avvicinamento che si alimenta poi attraverso conoscenza e possesso. L’approccio di Grand Seiko è in tal senso simile a quanto promosso dai marchi indipendenti. In entrambi i casi potremmo parafrasare Google usando il suo noto claim: “Content is King”.
Le forme curve, dolci ma originali della cassa di un Elegance si percepiscono a distanza; lo stile favorisce probabilmente più un SBGK005, perché il piccolo contatore della riserva di carica aggiunge carattere alla tradizionalmente “omologata” architettura da template tre sfere; la tecnica, al contrario, è a favore dei modelli Spring Drive. In entrambi i casi, la lucidatura zaratsu esalta a dovere le curve di cassa e vetro: la cassa di un Elegance ha una brillantezza singolare, ed un occhio allenato nota presto la differenza con il migliore dei processi industriali, un argomento di unicità della proposta in questa categoria di prezzo.
L’assenza dell’indicatore della riserva di carica lato quadrante ha la sua ragion d’essere: obiettivo primario è la purezza assoluta della misurazione del tempo e la “user experience”. La lancetta centrale dei secondi non scatta ma si muove in modo fluido e quasi ipnotico (glide motion); è la prerogativa della tecnologia Spring Drive, che associa questo movimento ad una precisione dell’ordine di +/-15 secondi al mese. Non esiste al mondo alcun orologio classico meccanico (seppur ibrido in un certo senso) che vanti tale accuratezza. Non rappresenta però l’unico esempio di “glide motion”; esistono casi simili la cui matrice è però completamente differente (Accutron Spaceview). Oltre ad una sensazione di “serenità” e fluidità, la tecnologia Spring Drive trasmette un senso di compiutezza esecutiva, che lamenta però un pò di freddezza in certe esecuzioni. E’ qui che entra in gioco un elemento peculiare di Grand Seiko: il quadrante.
Il Grand Seiko Elegance SBGY003 è stato presentato al lancio della collezione Elegance; il Grand Seiko Elegance SBGY007 Omiwatari è invece un esempio recente. Tra i due sono passati alcuni anni in cui Grand Seiko si è evoluta rapidamente, insistendo sulla realizzazione di quadranti particolari che si riferiscono continuamente a natura e cultura del Giappone, tradendo una strategia di marketing mirata. Grand Seiko è oggi largamente identificata dai suoi quadranti tanto quanto dai suoi calibri; i primi svolgono anche l’involontario compito di diffondere la cultura giapponese, sebbene i claim inizino a suonare un pò troppo ripetitivi. La cassa di SBGY misura 38,5 mm, ma sembra più prominente per la forma stessa della cassa e la distanza verticale tra le anse che raggiunge i 43,7 mm, mentre lo spessore si arresta ad un ragionevole 10,2 mm.
Il vetro zaffiro bombato è trattato antiriflesso solo sul lato interno (sì evitano così fastidiosi “peeling” sul lato esterno). Tra le note dolenti c’è il cinturino; a detta di molti possessori di un Elegance, è fin troppo lungo. Inoltre, un orologio del genere deve a mio avviso prevedere esclusivamente una fibbia ad ardiglione. I quadranti dei due modelli siedono agli opposti: ultra-classico quello a raggi di SBGY003; caldo ed affascinante, ma più sportivo e polarizzante, quello di SBGY007Omiwatari la cui geometria si ispira alla superficie ghiacciata del lago Suwa in inverno. E’ in assoluto uno dei migliori quadranti sinora realizzati da Grand Seiko ed è adeguato ad un orologio classico con una punta di gusto sportivo.
Best in the show: il calibro Spring Drive 9R31
L’adozione della tecnologia Spring Drive su un nuovo movimento sottile a carica manuale ha permesso di raggiungere tre obiettivi: la ricarica manuale è un assioma su un tre sfere classico mentre la tecnologia Spring Drive consente, grazie all’organo regolatore controllato elettronicamente, di fornire un’esperienza d’uso sconosciuta ai competitor coniugata ad una precisione di marcia leggendaria, che ha come limite superiore la migliore tecnologia al quarzo. Se desiderate un Grand Seiko suggerisco di valutare seriamente questa tecnologia, non perché i calibri Hi-Beat non meritino attenzione, quanto per l’unicità di una proposta che solo il Gruppo Seiko può offrire a meno che non decida un giorno di concedere questa tecnologia, cosa di cui dubito fortemente.
Ciò che si può rimproverare al calibroSpring Drive 9R31 è una certa carenza di appeal, che si potrebbe risolvere con qualche intervento mirato. L’architettura a singolo ponte è robusta e nasconde alla vista la “materia grigia” di cui è fatto il calibro, ma è molto sobria, con l’indicatore della riserva di carica in posizione un pò infelice, circondato dal prominente bariletto che include due molle in parallelo per totali 72 ore di autonomia a piena carica ma sbilancia esteticamente l’insieme, sprofilando dalla base del ponte, su cui non c’è alcuna decorazione.
A riguardo, Grand Seiko ha lavorato meglio sul calibro 9R02; parliamo senza dubbio di un movimento più pregiato ma alcune peculiarità potrebbero essere adottate facilmente sul 9R31, quali la scheletratura del coperchio del bariletto e gli angoli smussati presenti sul 9R02, per quanto applicabile (il 9R02 è di derivazione Credor). Ad un livello di osservazione più spinto, come al solito, si nota una esecuzione esente da difetti o debolezze ed è comprensibile la volontà di offrire il miglior pacchetto tecnico possibile ad un prezzo ragionevole e comunque sotto i diecimila euro per entrambi i modelli (sebbene le quotazioni del mercato dicano oggi il contrario). Credo che con pochi ritocchi si possa guadagnare tanto senza incidere sensibilmente sui costi di produzione e lavorazione.
Considerazioni finali
Siamo giunti alla fine di questo viaggio attraverso due tra le referenze più amate da possessori di Grand Seiko attuali e futuri. Il fatto che questo collezionista possegga entrambe le referenze, la cui architettura è sostanzialmente la stessa, prova quanto scelte di prodotto mirate possano generare gemelli diversi e destinazioni d’uso differenti. SBGY003 è la prima scelta di orologio classico, mentre Omiwatari SBGY007 porta in questa categoria di orologi la fantasia dei quadranti tanto diffusi tra i modelli sportivi in acciaio.
Esteticamente preferisco il calore di un SBGY007 ma comprendo che possa non essere adatto quanto un SBGY003 se l’obiettivo è l’acquisto di un orologio da sera di qualità alta, equipaggiato con una tecnologia unica nel suo genere. Su entrambi, trovo fuori luogo il logo Grand Seiko visibile sul vetro trasparente; sarebbe più elegante e raffinato incidere quel logo sul ponte. Infine, in questo contesto gioca un peso fondamentale il prezzo di listino; SBGY003 non è disponibile mentre un EleganceSBGY007 costa ora 8.600€. E’ un posizionamento eccellente per ciò che offre complessivamente questo orologio considerando che per tecnologia e fattura, a meno di qualche ingenuità estetica già citata, è un gradino sopra la concorrenza. Se ne volete uno dovete però affrettarvi; la curva dei prezzi di Grand Seiko sale con una rapidità quasi esponenziale.
E’ l’unita di misura, di origine francese, che identifica il diametro di un movimento. Secondo questo sistema di misura, una linea corrisponde a 2,255 mm. Per indicare frazioni inferiori o intermedie si…
Swiss Made
Un orologio è considerato Swiss Made se il suo movimento è svizzero, è stato incassato in Svizzera, ed il produttore effettua l’ispezione finale in Svizzera.
Calibro
E’ un termine alternativo a quello di movimento meccanico. E’ di norma associato al nome del produttore (interno o esterno al marchio) seguito da un codice identificativo (ad esempio: ETA 2824).
Riserva di carica
Impropriamente definita “riserva di carica” (sarebbe più corretto chiamarla “autonomia di marcia”), indica la massima autonomia di marcia espressa in ore, resa possibile dall'energia accumulata dalla molla all’interno del bariletto (o dei…
Contatore
Il contatore è un registro addizionale posto sul quadrante, che fornisce una informazione aggiuntiva rispetto a quelle tradizionali. Ad esempio, il contatore dei trenta minuti primi o delle ore cronografiche…
Cinturino
E’ costruito in diversi materiali: ad esempio pelle, nylon, nylon e pelle ed è chiuso su fibbia ad ardiglione o deployante.
Bariletto
E’ l’Ingranaggio del movimento meccanico che contiene la molla di carica. Ha la forma di un tamburo con, ad un’estremità, la prima ruota del treno d’ingranaggi.