Lo Speedmaster è stabilmente uno dei cronografi più ambiti e per molti è una presenza fissa in collezione; ricco di significato, é indissolubilmente legato alla esplorazione spaziale ed è stato a lungo il cronografo premium più accessibile sul mercato, l’unico di questa categoria dotato di un calibro a carica manuale.
Immaginate di non possederne uno oppure, è il mio caso, che l’interesse per la collezione si sia improvvisamente riacceso, a tal punto da indagare su quale modello puntare.
Quale comprereste e quanto sareste disposti a spendere? Sono le due domande più frequenti in questi mesi, considerando che l’ultima generazione ha subito un riposizionamento tecnico e commerciale.
Dal Moonwatch al First Omega in Space
Nel 2021 Omega ha dato una sterzata, aggiornando profondamente l’intera collezione Moonwatch, ed ha fatto bene perché se ne sentiva il bisogno. Sono notevolmente migliorati i dettagli, il bracciale e le finiture.
Inoltre, il Moonwatch ha ereditato la tecnologia Master Chronometer convertendo il movimento 1861 in 3861. L’unica pecca riguarda tuttora l’impermeabilità di 50 m, che ne sacrifica l’utilizzo, ma l’evoluzione non poteva stravolgere un orologio le cui proporzioni sono scolpite nella pietra.
Non tutti amano il Moonwatch nè sono disposti ad accettare la taglia di 42 mm, la sua cassa asimmetrica e le anse a lira.
É qui che entra in gioco il First Omega in Space come alternativa di casa Omega, forte di un’anzianità di servizio più superiore a quella del Moonwatch, e del primato di primo Omega nello spazio.
Quello indossato da Wally Schirra durante la missione Sigma 7 (un CK 2998) vanta una storia singolare: si trattava di un esemplare di normale produzione acquistato dall’astronauta presso un rivenditore Omega della Florida. Un aneddoto che rende la sua storia ancora più affascinante.
Il fascino del Pre-Moon
Il First Omega in Space era già stato riproposto in passato come alternativa al Moonwatch con calibro 1861 ma pochi ne hanno allora percepito il valore e le notevoli differenze rispetto al Moonwatch, che si traducono in diversi plus tra cui la cassa simmetrica, le anse dritte, il quadrante con sfere alpha, il logo Omega vintage ed una misura che più unisex non si potrebbe: 39,7 mm di diametro cassa.
Che il Moonwatch abbia capitalizzato la collezione è oggettivo, anche perché Omega ha puntato gran parte della sua strategia di comunicazione sull’orologio legato al progetto Apollo.
Dal rinnovo della collezione, poi, Omega ha presentato una serie ulteriore di varianti e materiali per spingere ulteriormente il posizionamento dello Speedmaster, usando in modo esteso la ceramica, le leghe d’ore e la smaltatura in diverse combinazioni.
Tra i modelli in acciaio, brillano il Moonwatch White ed il Reverse Panda con quadrante laccato che si contendono le preferenze degli appassionati, su carta almeno.
Omega ha proposto anni fa una riedizione del First Omega in Space, prima con una serie speciale in oro rosa Sedna™, successivamente con diversi varianti in acciaio.
La collezione non ha mai sfondato probabilmente perché non è stata raccontata con convinzione per diventare curiosamente popolare verso la fine del suo ciclo vita, quando la community ha iniziato a vedere l’orologio come una interpretazione diversa dello Speedmaster.
Cassa simmetrica, flat link, quadrante blu-grigio
La nuova collezione riprende la coda di quel successo, beneficiando degli sforzi tecnologici e qualitativi fatti da Omega in questi anni, tra cui il bracciale a maglia piatta, un quadrante blu scuro con trattamento soleil molto sobrio in condizioni normali e proporzioni perfette destinate ad una vasta audience.
Il calibro 3861 è inoltre una garanzia; è un movimento consolidato, completamente anti magnetico, che avrebbe meritato una ruota a colonne per quadrare il cerchio, sebbene la sua assenza sia ragionevolmente coperta dalla precisione e stabilità di funzionamento della certificazione Master Chronometer.
É comunque la più avanzata evoluzione del calibro 1861 senza stravolgerne l’architettura, come dimostrano le 50 ore di autonomia, migliori che in passato ma non eccezionali.
Considerazioni finali
Il First Omega in Space è una scelta più consapevole, più matura, di un Moonwatch e per certi versi anche più sofisticata.
É lo Speedmaster in edizione originale, il cronografo da competizione prestato inconsapevolmente o quasi ad un futuro nell’esplorazione dello spazio.
Più classico e meno scontato come scelta, come anticipato, è lo Speedmaster che sceglierei con la maturità di chi ha indossato diversi Speedmaster negli anni. E’ più elegante ed oggettivamente più piccolo di un Moonwatch.
Il vetro zaffiro bombato ed il bracciale “flat link” con maglia centrale spazzolata ed esterne lucidate aggiungono un tocco di raffinatezza che manca al Moonwatch.
Avrei curato ulteriormente il fondo cassa, che i tecnici hanno orientato per godere appieno delle incisioni e dell’ippocampo, ma si poteva osare oltre una semplice incisione al laser. Nei panni del marketing di Omega, proverei a spingerlo maggiormente, proponendo qualche variante aggiuntiva.
La sua natura, che replica il modello originale, consente ad un Omega First in Space di contenere il listino a 8.800€ che, per quanto sia più che raddoppiato rispetto al precedente modello, rappresenta oggi uno dei più ragionevoli dell’attuale panorama, tra i cronografi premium.
(Photo credit: Horbiter®)
In questo articolo:
Cronografo
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Calibro
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Ancora
E’ uno dei componenti del cosiddetto scappamento. Può essere di aspetto diverso in base al tipo di scappamento che viene utilizzato. Il suo nome deriva dalla forma simile a quella…
Ceramica
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