La celebrazione dei principali anniversari dell’orologeria ha coinvolto quest’anno Vacheron Constantin, Breguet e Audemars Piguet, con collezioni piuttosto differenti tra loro a riflettere il diverso approccio dei tre marchi alle complicazioni di alta orologeria.
Vacheron Constantin ha, ad esempio, seguito un approccio tutto sommato tradizionale, che esaltasse il suo savoir faire classico, Breguet ha rilanciato alcuni brevetti contemporanei associandoli ad estetiche che potessero replicare fedelmente alcune referenze storiche.
Audemars Piguet si pone a metà strada se osserviamo il recente Royal Oak Jumbo Extra-thin Tourbillon Chronograph RD#5 che celebra contemporaneamente i primi dieci anni della collezione RD e porta il concetto di ultrapiatto complicato ad un nuovo stadio sfruttando la base del leggendario Royal Oak Jumbo.
Titanio e BMG, ed un inedito concetto di cronografo
L’obiettivo da raggiungere era ambizioso e sono stati necessari cinque anni per completare il progetto del Royal Oak Chronograph RD#5 che trasforma questo Royal Oak nel Jumbo definitivo.
Ed era a dir poco ambizioso: costruire un cronografo ultra piatto di alta orologeria, con una inusuale combinazione di materiali, un’esperienza d’uso superiore, ed una meccanica evoluta rispetto a quella tradizionale; senza rinunciare ad un’architettura comunque classica.
Cassa e materiali
L’obiettivo principale che il team si è dato era il rispetto delle proporzioni del Jumbo solo tempo, che ne hanno costruito la leggenda: diametro da 39,0 mm e spessore di 8,1 mm.
Vincolo che è stato rispettato pur con un tourbillon volante di ultima generazione ed un cronografo flyback con lancetta crono centrale e totalizzatori di ore e minuti.
A dispetto delle apparenze, la cassa è un’inedita combinazione di materiali che prevede un corpo centrale in titanio e lunetta in BMG (Bulk Metallic Glass).
In BMG sono realizzati inoltre i pulsanti crono quasi a filo disposti sul lato destro della cassa, la corona, e le maglie centrali del bracciale in titanio.
Tutte le parti in BMG sono lucidate ed a contrasto con le parti in titanio. Se il BMG è commercialmente disponibile da tempo (fu brevettato nel 1960), Audemars Piguet dichiara una lega specifica e presumibilmente proprietaria che contiene il 50% di palladio.
I vantaggi del BMG sono svariati, ed includono un’elevata elasticità agli urti; diversi video in rete mostrano le sue proprietà quando, ad esempio, si lascia rimbalzare una biglia su due superfici uguali, una costruita in acciaio e l’altra in BMG.
Non è la prima applicazione del BMG in orologeria né lo è da parte di Audemars Piguet; esempi includono il Royal Oak Jumbo per Only Watch 2021 e la referenza 16202XT.OO.1240XT.01 con quadrante bordeaux sfumato.
Audemars Piguet utilizza una lega intitolata PD500 che non rientra tra le più comuni di BMG; le combinazioni sono svariate a seconda delle prestazioni e prevedono usualmente nella lega zirconio, magnesio, e titanio nelle forme più comuni.
Bulk Metallic Glass al 50% di palladio
Tra le composizioni che utilizzano invece metalli preziosi rientrano il BMG a base di oro, platino e palladio. In quest’ultimo caso, la lega è comunemente costituita dal 40% di palladio e 32% di platino (fonte: Science Direct), mentre Audemars Piguet dichiara una percentuale di palladio del 50%.
Se la formula finale resta comprensibilmente coperta da segreto industriale, è evidente l’impegno del marchio ad investire più di chiunque altro in nuovi materiali e leghe come dimostra la storia degli ultimi venti anni, superata probabilmente solo da Richard Mille i cui orologi sono più affini al mondo aerospaziale che a quello dell’orologeria classica.
I due marchi hanno una ben nota linea di intersezione con all’altezza dei modelli Concept di AP, visto che il cervello meccanico è concepito dalla stessa matita, quella della divisione APRP guidata da Giulio Papi.
Vi suggeriamo di visitare questa pagina se volete familiarizzare con la storia del marchio nell’esplorazione di nuovi materiali e leghe.
Archiviato il paragrafo dedicato alla cassa, occorre aggiungere che i pulsanti crono a filo con la cassa rivelano la volontà di offrire un’esperienza tattile comparabile a quella di uno smartwatch o smartphone. E’ giunta l’ora di introdurre il nuovo calibro Audemars Piguet 8100.
Il calibro 8100
Se devi rispettare le dimensioni di un Jumbo, e costruire al contempo un tourbillon volante con cronografo Flyback integrato, non puoi seguire un approccio tradizionale.
Il team guidato da Giulio Papi ha concepito un movimento meccanico a carica automatica in grado di offrire quelle funzioni senza incidere minimamente sulle dimensioni, potenziando l’efficienza ed offrendo verosimilmente ai collezionisti il cronografo ultra piatto definitivo.
La corona, realizzata in BMG e dotata di un pulsante coassiale collegato ad una ruota a colonne dedicata, consente di selezionare le funzioni di ricarica e regolazione di ora e minuti.
Non troverete il classico registro con le indicazioni tipiche della scuola di Renaud e Papi, ma un anello rosso che indica che la corona è nella posizione di regolazione.
Secondo il marchio, i pulsanti del cronografo Flyback richiedono un carico da 10 a 25 volte inferiore rispetto a quanto occorre per azionare quelli di un cronografo tradizionale.
Il DNA dei modelli RD
L’architettura prevede lo stesso tourbillon montato sul modello RD#3 progettato per rispettare anche allora la taglia del Jumbo, accoppiato ad un cronografo integrato dotato di una articolata struttura di cremagliere e pignoni che sostituisce la tradizionale architettura a camme e martello di un cronografo tradizionale.
In un crono tradizionale, con le classiche camme a forma di cuore (suona meglio in inglese: heart-shaped cam), i martelli colpiscono la camma montata sulla ruota dei secondi, dei minuti o delle ore per azzerare il cronografo.
Qualunque sia la posizione attuale delle tre ruote, la camma viene, in fase di azzeramento, riportata in posizione neutra.
E’ la soluzione tradizionale ed è la più conveniente industrialmente ma ha diverse limitazioni: ingombro ed attrito, usura delle parti, difficoltà intrinseca a rendere questa operazione morbida con un carico ridotto sui pulsanti.
Il carico è impulsivo e richiede una consistente ed istantanea forza di attivazione, consumando molta energia in un lasso di tempo infinitesimale.
Lo schema proposto con RD#5 è interamente diverso, non nuovo concettualmente ma realizzato a regola d’arte ed in modo brillante.
Come è concepito?
Lo schema è ben visibile dal lato del movimento sebbene sia tenuto in posizione da un ponte a traliccio di forma semi ottagonale, disposta simmetricamente lungo l’asse verticale che passa dal dodici al sei sotto il quale si muove un sistema costituito da tre cremagliere, caricate a molla, e collegate a tre ruote che accumula energia per rilasciarla durante le fasi di azzeramento del cronografo ed avanzamento dei due totalizzatori: quello dei minuti e delle ore.
L’architettura con i tre pignoni e le cremagliere collegate alle ruote di minuti ed ore crono, e secondi centrali. Si notano anche le molle (20, 28, 36).
Il sistema di accumulo di energia spiega perché i pulsanti siano così morbidi durante la fase di attivazione. L’energia non è richiesta al momento di premere i pulsanti; è già accumulata all’interno del sistema di misurazione dei secondi crono.
Le ruote di secondi, minuti e ore cronografici sono collegate a tre cremagliere che si muovono secondo un moto retrogrado.
La parte posteriore del calibro: si notano il ponte semi ottagonale e si intravedono le tre cremagliere.
Quando la lancetta dei secondi ha compiuto, ad esempio, un giro completo, la cremagliera scatta indietro alla posizione iniziale grazie alla conformazione del pignone ad essa collegato, cui mancano alcuni denti, consentendo alla cremagliera stessa di ritornare nella posizione originale.
L’energia per il reset è già disponibile
Contemporaneamente, la ruota dei minuti avanza istantaneamente la lancetta dei minuti di una unità. L’energia accumulata dalla lancetta dei secondi nel suo percorso serve, tramite una serie di rinvii, ad alimentare la cremagliera collegata al pignone accoppiato alla ruota dei minuti.
Lo stesso principio si applica a sua volta alla ruota dei minuti (ed al suo sistema di pignone e cremagliera) quando quest’ultima deve azionare, dopo i primi sessanta minuti, la ruota delle ore.
La funzione di azzeramento scollega istantaneamente tutte le cremagliere ed un sistema di molle riporta a zero le tre lancette, con quella dei secondi che scatta istantaneamente in senso antiorario.
Il sistema di start e stop si affida ad una ruota a colonne che a turno inserisce o disinserisce una frizione ibrida.
La frizione ibrida
Il sistema si pone a metà tra una frizione ad innesto orizzontale ed una ad innesto verticale, con la ruota in foto (n. 214) che si muove verticalmente e, grazie ad uno speciale profilo obliquo dei denti, chiude o apre la catena cinematica tra la ruota del cronografo e quella dei secondi.
Ruota 214: la frizione ibrida.
Sembra a prima vista un calibro a carica manuale, ma adotta invece un rotore periferico in platino ed è capace di garantire la rispettabile autonomia di 72 ore a piena carica del bariletto. E’ un risultato eccellente considerando la compattezza del movimento.
Considerazioni finali
C’è poco da aggiungere, se non che abbiamo fatto uso dei disegni ufficiali depositati da Audemars Piguet per brevettare il meccanismo del calibro 8100, per guidare la spiegazione del funzionamento.
Misura e veste come un tradizionale 15202 o 16202, ed ha lo stesso motivo “petite tapisserie” di colore blu interrotto dalla gabbia del tourbillon e dai due contatori di ore e minuti crono, con la novità del logo storico di Audemars Piguet, in corsivo, che si estende per tutta la lunghezza del quadrante.
Il Royal Oak Chronograph RD#5 è probabilmente la più affascinante esecuzione celebrativa tra quelle che presentate sinora perché realizzata sulla base di un ultra piatto ed un Jumbo, provando una volta di più perché la divisione APRP è un passo avanti alla concorrenza di alta orologeria.
Cronografo flyback e tourbillon in una cassa da appena 8,1 mm con l’adozione di materiali moderni ed un largo uso di titanio per le parti del meccanismo configurano un complicato di alta orologeria classico nell’aspetto eppure estremamente contemporaneo.
Audemars Piguet ha usato la migliore tecnologia al servizio dell’ingegneria e dell’esperienza d’uso senza diluire l’anima classica del Jumbo ed in questo senso si conferma un marchio unico nel panorama delle grandi firme dell’orologeria. Probabilmente, questo calibro non resterà un caso isolato ma verrà utilizzato ancora in futuro.
La produzione è sì limitata, ma il movimento è stato evidentemente industrializzato, come dimostra la produzione non limitatissima di 150 esemplari, ciascuno venduto a 260.000 Franchi svizzeri.
(Photo credit: Audemars Piguet, European Patent Office)
Gaetano C. @Horbiter®
In questo articolo:
Cronografo
E’ una complicazione che consente la misurazione di intervalli di tempo ed è disponibile su ogni tipologia di orologio: meccanico, al quarzo, digitale.
Linea
E’ l’unita di misura, di origine francese, che identifica il diametro di un movimento. Secondo questo sistema di misura, una linea corrisponde a 2,255 mm. Per indicare frazioni inferiori o intermedie si…
Calibro
E’ un termine alternativo a quello di movimento meccanico. E’ di norma associato al nome del produttore (interno o esterno al marchio) seguito da un codice identificativo (ad esempio: ETA 2824).
Bariletto
E’ l’Ingranaggio del movimento meccanico che contiene la molla di carica. Ha la forma di un tamburo con, ad un’estremità, la prima ruota del treno d’ingranaggi.
Gabbia
Con questo termine si indica comunemente la gabbia che contiene il tourbillon e comprende bilanciere, ancora e ruota di scappamento.
Ancora
E’ uno dei componenti del cosiddetto scappamento. Può essere di aspetto diverso in base al tipo di scappamento che viene utilizzato. Il suo nome deriva dalla forma simile a quella…
Titanio con lunetta, corona, pulsanti crono in BMG (Bulk Metallic Glass)
Bracciale
titanio con maglie centrali in BMG e chiusura déployante
Impermeabilità (m)
20
Diametro (mm)
39,0
Spessore (mm)
8,1
Quadrante
Blu con motivo "Petite Tapisserie”, indici e lancette di forma "baignoire" con rivestimento luminescente in oro bianco 18 carati, firma “Audemars Piguet” ispirata a documenti storici
Movimento
Calibro 8100, automatico con rotore periferico, frequenza 3Hz, 379 componenti
Dimensioni
31,4 mm (diametro), 4,0 mm (spessore)
Autonomia (h)
72
Complicazioni
Tourbillon volante, cronografo flyback
Garanzia
2 anni estendibile gratuitamente a 5 anni
Referenza
26545XT.OO.1240XT.01
Prezzo
260.000 CHF
Horbiter® Score
Il Royal Oak Jumbo Chronograph RD#5 è un capolavoro. Audemars Piguet non poteva chiudere in modo migliore le celebrazioni del suo 150° anniversario. Non c’è da stupirsi, perché le capacità che è in grado di esprimere APRP (Audemars Piguet Renaud e Papi) non hanno eguali; ricordiamo che una considerevole parte del know-how sui movimenti realizzati da Richard Mille, ad esempio, è il frutto dell’ingegno della più avanzata divisione del marchio. Il nuovo cronografo supera ogni aspettativa ed è un oggetto per collezionisti, perché riunisce nella splendida cassa del Jumbo (che conosco bene possedendo un 15202) due complicazioni superlative ed eseguite, in particolare per quanto riguarda il cronografo, in maniera brillante ed originale. La produzione limitata ma non esclusiva suggerisce che il calibro 8100 è un movimento che il marchio è in grado di realizzare in quantità interessanti e siamo pertanto certi che vedremo ancora questo brillante esercizio meccanico su altri modelli, sperando che Audemars Piguet torni a concentrarsi sulla sua più moderna collezione Concept che non ha ancora raggiunto secondo me il suo massimo potenziale e non dispone di un modello solo tempo che sarebbe, del Jumbo, il perfetto alter ego.
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