Le fiere di orologeria stanno cambiando; accanto alle grandi manifestazioni come Watches and Wonders, che diventano sempre più grandi e corporate, si aggiungono, come per contrappasso, eventi locali che hanno l’obiettivo di portare l’orologeria a contatto con il pubblico di quel paese, che si tratti di alta orologeria o di un marchio di nicchia.
In Italia, ad esempio, vantiamo almeno due eventi principali e tra loro complementari: da poco si è conclusa l’edizione 2026 della Milano Watch Week ed a breve, il weekend del 14 e 15 novembre, prenderà vita la settima edizione di Watches of Italy.
Il primo è votato all’alta orologeria, coinvolgendo marchi svizzeri mainstream ed indipendenti; il secondo è l’esaltazione del “go local” e coinvolge la filiera dei piccoli marchi italiani.
Allargando la visione all’Europa allargata, è evidente che gli eventi nazionali siano in crescita ed in questo scenario si aggiunge un tassello nuovo: Istanbul Watch Festival.
Perché Istanbul
Conosciamo in prima persona la forza della Turchia, che dell’Europa è il partner economico privilegiato, dal punto di vista industriale e culturale.
Per quanto in leggero rallentamento rispetto allo scorso anno, il tasso di crescita del PIL è notevole rispetto all’area euro, ed Istanbul rappresenta uno snodo culturale fondamentale oltre che la capitale di un paese con una tradizione in orologeria importante che ha radici produttive risalenti alla prima metà del ‘900.
Istanbul Watch Festival è un progetto promosso da chi ha cultura per l’alta orologeria da tempo.
Serdar Oal è tra i più longevi editori al mondo nel settore, ed una delle sue voci più autorevoli; il media Horobox è stato tra i primi a comparire sulla scena internazionale del giornalismo digitale.
Ed Il Turkish Watch Club, che vanta già diverse collaborazioni con marchi di alta orologeria, è il “think tank” dietro la creazione della prima fiera di orologeria in Turchia.
Con queste premesse, la traduzione nel primo festival dell’orologeria, a Istanbul, è stato un passo naturale per coronare una passione ed una cultura alimentati da anni.
Istanbul Watch Festival
Iniziamo dai numeri di questa prima edizione: 11.500 inviti, oltre 7.500 partecipanti in due giorni ed oltre 20 marchi in esposizione, con 21 tra discussioni e workshop, sintetizzano una fiera raccolta nello spazio temporale di due giorni.
Sintetizzerei il formato della fiera con il motto “make watchmaking easy again” per la sua attitudine a mettere in contatto diretto, senza filtri, appassionati e marchi di orologeria.
I numeri sono importanti e sono destinati senza dubbio a crescere: Istanbul è la più grande città d’Europa; il potenziale è enorme.
Se consideriamo il numero di marchi presenti in questa edizione, il risultato è eccellente ed offre il bacino potenziale più grande tra tutte le manifestazioni del genere, eguagliato forse solo da New York.
Un panel di marchi globale, che include due marchi turchi
I venti marchi partecipanti hanno coperto una presenza globale, includendo Svizzera, Francia, Olanda, Germania, Stati Uniti, Giappone e Turchia.
La presenza di Wainer e Quantum è rappresentativa della partecipazione di due marchi turchi uno dei quali, Quantum, è tra i più consolidati a livello internazionale in quanto capace di produrre 150.000 orologi all’anno distribuiti in 35 paesi attraverso 1.000 punti vendita.
Con cinque collezioni all’attivo, il marchio turco, che ha festeggiato il trentesimo anniversario durante il weekend della fiera (10 e 11 ottobre) è un marchio globale concentrato sulla produzione di orologi sportivi in acciaio con bracciale e movimenti di fornitura giapponese, ed un elevato grado di personalizzazione ad un prezzo medio in area 300 euro.
Il suo modello di business non è così diverso, stile e fonte di ispirazione a parte, da quello adottato ad esempio dal marchio italiano di orologi Venezianico.
Quantum e Istanbul Watch Festival hanno coinvolto la stampa internazionale in alcuni eventi dedicati durante i giorni della fiera.
Presente e futuro
Se i numeri confermano il successo della prima edizione, gli aspetti più piacevoli sono stati lo spirito e l’atmosfera che hanno accompagnato l’evento.
La Turchia è un paese estremamente ospitale, che vanta non solo una audience enorme ed ineguagliabile in qualsivoglia città europea per popolazione, ma è il crocevia culturale tra Europa ed Asia.
La fiera ha acceso i fari su una realtà che vanta la coesistenza di appassionati di G-Shock, Nomos o Lebois & Co. e collezionisti di rango raccolti all’interno del Turkish Watch Club.
E’ a questo punto interessante scoprire come evolverà il festival dopo la sua genesi ed in che modo proverà a mettere in comune le diverse anime di appassionati: quelli del mercato turco ed internazionale.